venerdì 11 febbraio 2011
interpellanza
FAC :vinca il buonsenso
Ritorna come un boomerang il dibattito sull’opportunità o meno di svolgere il Fac (festival dell’arte contemporanea) nella città di Faenza. Un’idea che ho da anni definito “balzana” per i modi, gli scopi , gli intendimenti ed i costi. Vedo che sta finalmente crescendo in città la piena consapevolezza di quanto affermato da sempre: una manifestazione inutile di nessun interesse per quasi tutti i faentini, se non per una ristrettissima cerchia, che ironicamente definisco “ sinistra caviale e champagne ”. Oggi vediamo il prodigarsi a difendere l’indifendibile ed a proporre l’improponibile il prode assessore Isola, folgorato sulla via di Bologna dall’inderogabile necessità di ammannire per i faentini un’altra serie di palle rosse del C, a corredo di cene esclusive, di manifestazioni deserte, di saccenti discorsi proposti da relatori lautamente ricompensati(che altrove forniscono collaborazioni pressoché gratuite) e che nessuno ascolta. Il riproporre con ostinazione ed enfasi degna di miglior causa , formule messe a regime dalla precedente amministrazione ,contrasta poi palesemente con le promesse e le aspettative di rinnovamento delle azioni amministrative che la nuova giunta ha proposto ai faentini e su cui ha avuto il consenso elettorale.
I faentini perché dovrebbero essere tanto ingrati, da non capire la fortuna di venire a contatto con tanta sapienza? Una motivazione la conosco anch’io: da circa un anno vengono negati contributi a molte associazioni culturali,sportive ,musicali, di volontariato ecc. con la motivazione dei forti tagli di bilancio costringendo al lumicino iniziative culturali e musicali,nate a Faenza volute ed apprezzate dai faentini. Ci si chiede pertanto il motivo di sostenere iniziative come il FAC ,realizzato da personaggi estranei alla vita culturale della città, che non è di interesse alcuno per quasi tutti i faentini, costoso in termini di finanziamento pubblico e di sponsor che andrebbero dirottati verso iniziative culturali più consone alla città. Un aspetto ulteriore è l’esclusione tassativa della ceramica dal FAC. E’ una mortificazione inaccettabile per la città delle ceramiche , come non è accettabile, intelligente ed attuale l’ostracismo verso il contemporaneo ceramico visto che nel mondo artisti di fama internazionale hanno utilizzato ed utilizzano questo materiale apprezzato dal collezionismo più illuminato. Ed a proposito del tema 2011 sul collezionismo del contemporaneo sicuramente avulso dalla realtà faentina per cifre investite e tradizione, va fatta una considerazione: non è che per non dimostrarsi “provinciali” cadiamo nel provincialismo più smaccato tentando di sembrare quello che non siamo? Partendo quindi dal presupposto che oggi la volontà di agire in maniera sobria nella gestione della cosa pubblica è una necessità inderogabile per tutti, affermo che se i sacrifici vengono chiesti a tutti devono valere per tutti e non solo per qualcuno.
Interrogo pertanto l’amministrazione comunale per conoscere le cifre esatte messe a preventivo per l’eventuale realizzazione del FAC 2011,
affinché valuti l’opportunità di soprassedere alla realizzazione, considerata l’incongruenza tra costi (alti )ed effetti (nulli sull’indotto faentino) che danno la definizione di spreco inutile perfettamente calzante,
affinchè riconsideri la politica culturale partendo dall’esistente sul territorio.
Gilberto Bucci
Capogruppo LTF-UDC
FAC :vinca il buonsenso
Ritorna come un boomerang il dibattito sull’opportunità o meno di svolgere il Fac (festival dell’arte contemporanea) nella città di Faenza. Un’idea che ho da anni definito “balzana” per i modi, gli scopi , gli intendimenti ed i costi. Vedo che sta finalmente crescendo in città la piena consapevolezza di quanto affermato da sempre: una manifestazione inutile di nessun interesse per quasi tutti i faentini, se non per una ristrettissima cerchia, che ironicamente definisco “ sinistra caviale e champagne ”. Oggi vediamo il prodigarsi a difendere l’indifendibile ed a proporre l’improponibile il prode assessore Isola, folgorato sulla via di Bologna dall’inderogabile necessità di ammannire per i faentini un’altra serie di palle rosse del C, a corredo di cene esclusive, di manifestazioni deserte, di saccenti discorsi proposti da relatori lautamente ricompensati(che altrove forniscono collaborazioni pressoché gratuite) e che nessuno ascolta. Il riproporre con ostinazione ed enfasi degna di miglior causa , formule messe a regime dalla precedente amministrazione ,contrasta poi palesemente con le promesse e le aspettative di rinnovamento delle azioni amministrative che la nuova giunta ha proposto ai faentini e su cui ha avuto il consenso elettorale.
I faentini perché dovrebbero essere tanto ingrati, da non capire la fortuna di venire a contatto con tanta sapienza? Una motivazione la conosco anch’io: da circa un anno vengono negati contributi a molte associazioni culturali,sportive ,musicali, di volontariato ecc. con la motivazione dei forti tagli di bilancio costringendo al lumicino iniziative culturali e musicali,nate a Faenza volute ed apprezzate dai faentini. Ci si chiede pertanto il motivo di sostenere iniziative come il FAC ,realizzato da personaggi estranei alla vita culturale della città, che non è di interesse alcuno per quasi tutti i faentini, costoso in termini di finanziamento pubblico e di sponsor che andrebbero dirottati verso iniziative culturali più consone alla città. Un aspetto ulteriore è l’esclusione tassativa della ceramica dal FAC. E’ una mortificazione inaccettabile per la città delle ceramiche , come non è accettabile, intelligente ed attuale l’ostracismo verso il contemporaneo ceramico visto che nel mondo artisti di fama internazionale hanno utilizzato ed utilizzano questo materiale apprezzato dal collezionismo più illuminato. Ed a proposito del tema 2011 sul collezionismo del contemporaneo sicuramente avulso dalla realtà faentina per cifre investite e tradizione, va fatta una considerazione: non è che per non dimostrarsi “provinciali” cadiamo nel provincialismo più smaccato tentando di sembrare quello che non siamo? Partendo quindi dal presupposto che oggi la volontà di agire in maniera sobria nella gestione della cosa pubblica è una necessità inderogabile per tutti, affermo che se i sacrifici vengono chiesti a tutti devono valere per tutti e non solo per qualcuno.
Interrogo pertanto l’amministrazione comunale per conoscere le cifre esatte messe a preventivo per l’eventuale realizzazione del FAC 2011,
affinché valuti l’opportunità di soprassedere alla realizzazione, considerata l’incongruenza tra costi (alti )ed effetti (nulli sull’indotto faentino) che danno la definizione di spreco inutile perfettamente calzante,
affinchè riconsideri la politica culturale partendo dall’esistente sul territorio.
Gilberto Bucci
Capogruppo LTF-UDC
martedì 8 febbraio 2011
Gruppo
Consiliare
Comune
di
F a e n z a
Premio Europa 1968
CAPOGRUPPO CONSILIARE
Gilberto Bucci
Faenza, 8 febbraio 2011
Comunicato stampa
DIBATTITO SANITA’
Dopo tre ore abbondanti di dibattito intenso sulla questione dei Servizi Sanitari del distretto faentino sono d’obbligo alcune considerazioni.
Abbiamo chiesto al Direttore Generale Carradori, approfittando della sua disponibilità, chiarezza sulla questione delle prospettive dell’area vasta per capire se sarà un’organizzazione di tipo programmatico o solo funzionale.
Il Direttore Carradori in questo caso ha risposto affermando che si faranno tutte le scelte volte al risparmio tentando di non chiudere i servizi.
Va sottolineato comunque che nella relazione fornita dal Direttore stesso vengono molto spesso richiamati termini come riorganizzazione rivolta specialmente a Pediatria, detta in soldoni spesso significa che verranno limitati o tagliati alcuni servizi.
Su questo punto la preoccupazione del Consiglio Comunale e la nostra si è incentrata molto attentamente, perché in una città come la nostra che si vanta di crescere, non si possono limitare servizi rivolti alla natalità e deve essere presente anche il servizio di Guardia Medica Pediatrica attiva permanentemente.
Abbiamo sottolineato alcune criticità riguardo alla questione della sostituzione di primari in procinto di essere collocati a riposo, il Direttore ha detto che verranno sostituiti.
Mentre sottolineamo con favore la nomina del nuovo primario di Chirurgia rimane aperta la questione post acuti dopo la chiusura della convenzione con la Casa di Cura Stacchini, servizio che veniva adeguatamente svolto da quella struttura e che oggi non ha risposte sostitutive adeguate; non può essere messo nel conteggio sostitutivo l’allargamento del convenzionamento di ulteriori 5 posti-letto nell’hospice Villa Agnesina, struttura destinata ad altra funzione.
Sull’hospice Villa Agnesina si è incentrato il dibattito con la richiesta di sostegno economico a quell’iniziativa. Noi la consideriamo importante, ma non essenziale nel quadro della programmazione sanitaria della nostra città. Avevamo strutture come Villa Stacchini adeguatamente predisposte a quella funzione omnicomprensiva, dalla riabilitazione alla lungodegenza, ci è stata sottratta a mio avviso immotivatamente.
Siamo più preoccupati di dare conto a chi deve essere efficacemente curato per questioni relative a cardiopatie gravi che non trovano risposte nell’ospedale faentino e che deve per forza essere trasportato a Ravenna con rischi evidenti per la salute, essendo in questi casi determinante il tempo intercorso fra l’evento e la cura.
Siamo preoccupati di mantenere nella nostra città servizi dignitosi che diano risposte consone alle esigenze del territorio.
Siamo un sito spoke, ci chiediamo a quanta distanza ci sarà un sito hub, ove le cure più avanzate possono essere a disposizione anche dei cittadini di questo distretto.
Su questi temi attendiamo ancora risposte, crediamo i risparmi siano giusti e doverosi, ma debbano ma debbano interessare esclusivamente l’organizzazione e non i servizi ai cittadini: il nostro territorio ha già dato abbondantemente.
Da segnalare in chiusura la dicotomia evidente fra i gruppi di maggioranza, divisi fra critiche feroci e lodi un tantino esagerate.
Il tentativo del capogruppo PD di rimettere insieme i cocci di una linea comune alla maggioranza è andato fallito. Su questo tema della sanità la maggioranza di sinistra a Faenza si è palesemente spaccata, sotto pressione anche di un comunicato critico distribuito in sala dagli esponenti di “Laboratorio Faenza”.
Noi continueremo, anche in una condizione di confusione politica come si è verificata ieri sera, a sostenere con forza gli interessi del territorio ed a monitorare con attenzione l’attuazione delle promesse di rinnovamento e di investimento che sono state fatte nel corso dell’incontro.
Ci prendiamo questo impegno di fronte ai cittadini come abbiamo fatto da sempre, perché non può essere un momento estemporaneo, ma continuativo nell’attenzione e nel monitoraggio delle situazioni.
(Gilberto Bucci)
Capogruppo Consiliare “La tua Faenza-UDC”
Consiliare
Comune
di
F a e n z a
Premio Europa 1968
CAPOGRUPPO CONSILIARE
Gilberto Bucci
Faenza, 8 febbraio 2011
Comunicato stampa
DIBATTITO SANITA’
Dopo tre ore abbondanti di dibattito intenso sulla questione dei Servizi Sanitari del distretto faentino sono d’obbligo alcune considerazioni.
Abbiamo chiesto al Direttore Generale Carradori, approfittando della sua disponibilità, chiarezza sulla questione delle prospettive dell’area vasta per capire se sarà un’organizzazione di tipo programmatico o solo funzionale.
Il Direttore Carradori in questo caso ha risposto affermando che si faranno tutte le scelte volte al risparmio tentando di non chiudere i servizi.
Va sottolineato comunque che nella relazione fornita dal Direttore stesso vengono molto spesso richiamati termini come riorganizzazione rivolta specialmente a Pediatria, detta in soldoni spesso significa che verranno limitati o tagliati alcuni servizi.
Su questo punto la preoccupazione del Consiglio Comunale e la nostra si è incentrata molto attentamente, perché in una città come la nostra che si vanta di crescere, non si possono limitare servizi rivolti alla natalità e deve essere presente anche il servizio di Guardia Medica Pediatrica attiva permanentemente.
Abbiamo sottolineato alcune criticità riguardo alla questione della sostituzione di primari in procinto di essere collocati a riposo, il Direttore ha detto che verranno sostituiti.
Mentre sottolineamo con favore la nomina del nuovo primario di Chirurgia rimane aperta la questione post acuti dopo la chiusura della convenzione con la Casa di Cura Stacchini, servizio che veniva adeguatamente svolto da quella struttura e che oggi non ha risposte sostitutive adeguate; non può essere messo nel conteggio sostitutivo l’allargamento del convenzionamento di ulteriori 5 posti-letto nell’hospice Villa Agnesina, struttura destinata ad altra funzione.
Sull’hospice Villa Agnesina si è incentrato il dibattito con la richiesta di sostegno economico a quell’iniziativa. Noi la consideriamo importante, ma non essenziale nel quadro della programmazione sanitaria della nostra città. Avevamo strutture come Villa Stacchini adeguatamente predisposte a quella funzione omnicomprensiva, dalla riabilitazione alla lungodegenza, ci è stata sottratta a mio avviso immotivatamente.
Siamo più preoccupati di dare conto a chi deve essere efficacemente curato per questioni relative a cardiopatie gravi che non trovano risposte nell’ospedale faentino e che deve per forza essere trasportato a Ravenna con rischi evidenti per la salute, essendo in questi casi determinante il tempo intercorso fra l’evento e la cura.
Siamo preoccupati di mantenere nella nostra città servizi dignitosi che diano risposte consone alle esigenze del territorio.
Siamo un sito spoke, ci chiediamo a quanta distanza ci sarà un sito hub, ove le cure più avanzate possono essere a disposizione anche dei cittadini di questo distretto.
Su questi temi attendiamo ancora risposte, crediamo i risparmi siano giusti e doverosi, ma debbano ma debbano interessare esclusivamente l’organizzazione e non i servizi ai cittadini: il nostro territorio ha già dato abbondantemente.
Da segnalare in chiusura la dicotomia evidente fra i gruppi di maggioranza, divisi fra critiche feroci e lodi un tantino esagerate.
Il tentativo del capogruppo PD di rimettere insieme i cocci di una linea comune alla maggioranza è andato fallito. Su questo tema della sanità la maggioranza di sinistra a Faenza si è palesemente spaccata, sotto pressione anche di un comunicato critico distribuito in sala dagli esponenti di “Laboratorio Faenza”.
Noi continueremo, anche in una condizione di confusione politica come si è verificata ieri sera, a sostenere con forza gli interessi del territorio ed a monitorare con attenzione l’attuazione delle promesse di rinnovamento e di investimento che sono state fatte nel corso dell’incontro.
Ci prendiamo questo impegno di fronte ai cittadini come abbiamo fatto da sempre, perché non può essere un momento estemporaneo, ma continuativo nell’attenzione e nel monitoraggio delle situazioni.
(Gilberto Bucci)
Capogruppo Consiliare “La tua Faenza-UDC”
martedì 1 febbraio 2011
terre Naldi uno scandalo faentino
TERRE NALDI Soc. Cons. a r. l.
CONSIDERAZIONI SULLE
PERDITE DI ESERCIZIO 2008 E 2009
TERRE NALDI Soc. Cons. a r. l.
CONSIDERAZIONI SULLE PERDITE DI ESERCIZIO 2008 E 2009
1. PREMESSA
Riepilogo situazione
Perdita esercizio 2008 …………………. 235.596 €
Ripianata con stanziamento di 250.000 € dal Comune di Faenza, contestualmente all’aumento di capitale (C.C. del 29.04.09)
Perdita esercizio 2009 …………………. 490.000 €
Ripianata dal Comune di Faenza (CC del 10.02.10) con contestuale richiesta indagini
Nel C.C. del 25.10.2010 sono state illustrate le prime
Risultanze dell’indagine sulle perdite del 2009 (fascicolo del 21 ottobre 2010, composto dalla relazione generale e dagli allegati A, B, C, D, E, F, G, H, I).
Contestualmente l’Amministrazione chiede una perizia agronomica.
La relazione che segue non ripropone quanto già contenuto nei documenti facenti parte dell’indagine interna promossa dall’Amministrazione comunale. Il tutto è agli atti e viene dato per letto ed acquisito.
Si ricorda comunque, a vantaggio di una maggior chiarezza di lettura della presente, che tale indagine interna, limitata peraltro al solo esercizio 2009, era articolata su precisi quesiti posti agli amministratori della Società, allo scopo di ottenere una risposta giustificativa. La presente relazione segue quella stessa falsariga.
I quesiti risultavano così articolati:
Scostamenti dagli indirizzi del C.C. del 29.04.04 (interventi non effettuati):
1. copertura totale dei costi per il supporto al Corso di laurea in Viticoltura ed Enologia;
2. subaffitto dell’attività agricola e di cantina sperimentali al Centro Ricerche Produzioni Vegetali,
3. subaffitto, a soggetti privati, dei terreni ed impianti residui;
4. riduzione del personale.
Difformità rispetto al business plan del 2009-2011 (con indicazione delle sopravvenienze passive):
1. contratto di acquisto di frutta sulla pianta con l’Azienda Agricola Le Cicogne (151.000 €, ottenuti dalla perdita di 106.000 € combinata con il mancato ricavo netto previsto di 45.000 €);
2. impatto sul bilancio della liquidazione di frutta e uva con riferimento all’annata 2008 (60.000 €);
3. mancata assegnazione del contributo regionale per l’espianto di 31 ha di vite (200.000 €);
4. interessi pagati alla banca di C.C. per cessione del credito vantato da CTF per l’escavazione della cassa di espansione fiume Senio (60.500 €);
5. Svalutazione totale della quota di partecipazione in Astra S.r.l. (40.000 €, ottenuti dalla differenza tra i 60.000 € svalutati in unica soluzione e i 20.000 € relativi alle tre annualità previste).
2. VALUTAZIONI DI CARATTERE GENERALE
Il risultato negativo della gestione di Terre Naldi non può essere ricondotto ad una semplice concomitanza di fattori negativi fortuiti e imprevedibili.
E’ vero che per l’economia agricola in generale persiste una fase negativa che non porta ad adeguate remunerazioni.
E’ altresì vero che un’attività diversificata come quella di Terre Naldi, che spazia dalla gestione aziendale al supporto ai corsi universitari, fino alla sperimentazione in campo agricolo ed enologico, non può essere gestita in termini di pura logica aziendale, venendosi a configurare in parte come azienda di servizio (non a caso è quasi integralmente a capitale pubblico).
Tuttavia, dall’esame della documentazione d’indagine elaborata dalla stessa Amministrazione Comunale nonché dall’esame delle voci di bilancio e dei documenti contabili, emergono vere e proprie superficialità, omissioni, scelte sbagliate e travisamento di ruoli tra Amministrazione comunale e amministrazione aziendale (come ad esempio nella ricollocazione dei dipendenti, nella contrattazione dei subaffitti o nella vendita di immobili). Una gestione siffatta non poteva non portare ai dissesti del 2008 e del 2009.
3. OSSERVAZIONI SULL’ESERCIZIO 2008
Come già detto, l’esercizio 2008 non risulta oggetto d’indagine da parte del Consiglio Comunale. Giova tuttavia fornire alcune valutazioni in merito, anche perché la relativa perdita di esercizio doveva suonare come un campanello d’allarme e suggerire quindi drastici provvedimenti finalizzati al successivo recupero, laddove invece il 2009 ha registrato una perdita ben più grave.
In cifra tonda la perdita di 235.000 € deriva per 200.000 € da minori ricavi e per 36.000 € da maggiori costi rispetto al piano di previsione iniziale.
Tra le voci più significative segnaliamo:
Ricavi
il mancato indennizzo di 260.000 € risulta in parte compensato da maggiori introiti, per 60.000 €, derivanti da vendite di prodotti e forniture di servizi.
Costi
In questo caso la dinamica degli scostamenti dalle previsioni risulta molto più articolata. Gli aumenti delle varie voci di costo afferenti al personale risultano abbondantemente compensati da un minor gettito per Ires e Irap nonché dalla drastica riduzione della voce “compensi amministratori”. Non vengono invece integralmente compensate diverse altre voci di costo, le più significative delle quali riguardano la manutenzione macchinari, le sopravvenienze passive, oneri e costi vari, gli ammortamenti e i costi per diploma universitario.
4. OSSERVAZIONI SULL’ESERCIZIO 2009
Con riferimento alla stessa suddivisione di voci indicata dalla indagine interna, vengono di seguito evidenziati alcuni aspetti specifici delle criticità riscontrate, che secondo noi assumono un carattere di particolare gravità.
4.1. Per quanto riguarda
la copertura totale dei costi per il supporto al Corso di laurea in Viticoltura ed Enologia
(riferimento al quesito N. 1, relativo agli scostamenti dagli indirizzi del C.C. del 29.04.04, cioè agli interventi non effettuati), si osserva:
Sempre con riferimento al solo 2009, si richiama la perdita di 101.344 € ottenuta dalla differenza tra la somma di costi e servizi di 125.344 € e il rimborso da Università di 24.000 €. Tenuto conto del contributo pubblico preordinato di 79.990 € (70.000 dal Comune e 9.990 dalla Provincia), emerge comunque una perdita aziendale di oltre 21.000 €.
Si nota per inciso che già l’esercizio 2008 contemplava una perdita di € 107.714, data dalla differenza tra i costi vari di 137.714 € e il rimborso universitario di 30.000 €.
Tale situazione evidenzia una forte criticità nel processo autorizzativo delle spese, aggravata dalla mancata attuazione del piano di autolimitazione dei docenti.
Ma si impone anche un’altra considerazione. Atteso il fatto che il corso di laurea è un fiore all’occhiello per il lustro e il prestigio dell’Amministrazione, non può essere che il Comune debba ripianare le perdite a piè di lista, contribuendo nel contempo ad aggravare la gestione più generale dell’Azienda Terre Naldi, che ne dovrebbe invece costituire il supporto.
Paradossalmente, sarebbe molto più semplice preventivare un congruo contributo all’Università, svincolandola dalla gestione Terre Naldi che dovrebbe viceversa costituire una sostanziale compensativa fonte di reddito.
4.2. Per quanto riguarda
il contratto di acquisto di frutta sulla pianta con l’Azienda Agricola Le Cicogne
l’impatto sul bilancio della liquidazione di frutta e uva con riferimento all’annata 2008
la mancata assegnazione del contributo regionale per l’espianto di 31 ha di vite
(riferimento ai quesiti N. 1, 2, 3 relativi alle difformità rispetto al business plan del 2009-2011, con indicazione delle sopravvenienze passive), si osserva:
Nell’esaminare gli estremi della documentazione relativa alla vicenda Terre Naldi, focalizziamo l’attenzione su di un aspetto molto significativo dell’intera vicenda: il contratto od accordo volontario fra le parti per la cessione di frutti pendenti.
Trattasi a nostro avviso di una palese anomalia in quanto il sottoscrivere un accordo con un’altra società agricola privata che fornisce impianti vecchi e malmessi, da parte di una società a capitale oramai totalmente pubblico, lascia aperti solenni dubbi sull’opportunità dell’operazione. Analizziamo comunque i dati relativi all’”affare”.
A fronte di un pagamento di € 130.000 per raccogliere le produzioni di ha 8,1 di pescheto e nettarine, di ha 8,3 di susini, di ha 0,40 di kaki e di ha 19,6 di vigneto, si ricava una produzione lorda vendibile del valore di € 102.355 a fronte di costi ulteriori di € 99.933, per un totale costi di € 219.329, con una perdita desunta di circa € 116.974, previo arrotondamento dei decimali per difetto.
Il dato interessante è relativo alla produzione per ettaro.
Dai dati in nostro possesso, la produzione di susine si è aggirata sui 120 ql. per ha, quella delle pesche e nettarine sui 74 ql. per ha, quella dei kaki sui 502 ql. per ha, quella del vigneto sui 195 ql. per ha.
Risultano quindi confacenti alla norma solo le produzioni di uva e kaki mentre risultano inspiegabili le scarsissime produzioni di pesche - nettarine e susine che si attestano normalmente su 250/300 ql. per ha ed oltre, per molte varietà.
Altro dato significato dell’avventatezza dell’affare è la scarsa qualità della produzione di uva. Nonostante la zona di Celle ove è ubicata l’azienda sia vocata a buone produzioni viticole, i conferimenti relativi sono di scarsa qualità con parametri talmente bassi da rendere difficilmente commerciabile la produzione conferita. Il risultato economico è ovviamente scadente: anche sommando gli introiti derivati dalla riscossione di una polizza assicurativa per lavori male eseguiti si arriva ad un prezzo per ql. uva di € 16,50 circa, non in linea con le liquidazioni medie che si sono attestate attorno agli € 20 circa anche per le uve di pianura.
Un accordo sballato quindi, che ha arrecato un danno di ben € 117.000 circa alla gestione di Terre Naldi e quindi alle casse comunali, incomprensibile ed incompatibile con la corretta ed oculata gestione dei beni e del denaro pubblico.
Non comprensibile poi la leggerezza con cui sono stati messi a bilancio gli eventuali proventi derivati da fondi regionali per i premi di abbattimento di una trentina di ettari di vigneto nell’azienda Naldi senza avere alcuna certezza della riscossione.
5. CONCLUSIONI
La domanda finale è: a Terre Naldi sono stati tanto sprovveduti da non capire e vedere quello che facevano o sapevano perfettamente ove si andava a parare con previsioni azzardate e lavori mal eseguiti in impianti obsoleti ? la risposta non ci compete.
Non è ovviamente compito nostro rilevare eventuali atti dolosi o perseguibili per legge, noi dovremo semplicemente segnalare i fatti alle autorità competenti affinché, se lo riterranno, si proceda a termini di legge .
CONSIDERAZIONI SULLE
PERDITE DI ESERCIZIO 2008 E 2009
TERRE NALDI Soc. Cons. a r. l.
CONSIDERAZIONI SULLE PERDITE DI ESERCIZIO 2008 E 2009
1. PREMESSA
Riepilogo situazione
Perdita esercizio 2008 …………………. 235.596 €
Ripianata con stanziamento di 250.000 € dal Comune di Faenza, contestualmente all’aumento di capitale (C.C. del 29.04.09)
Perdita esercizio 2009 …………………. 490.000 €
Ripianata dal Comune di Faenza (CC del 10.02.10) con contestuale richiesta indagini
Nel C.C. del 25.10.2010 sono state illustrate le prime
Risultanze dell’indagine sulle perdite del 2009 (fascicolo del 21 ottobre 2010, composto dalla relazione generale e dagli allegati A, B, C, D, E, F, G, H, I).
Contestualmente l’Amministrazione chiede una perizia agronomica.
La relazione che segue non ripropone quanto già contenuto nei documenti facenti parte dell’indagine interna promossa dall’Amministrazione comunale. Il tutto è agli atti e viene dato per letto ed acquisito.
Si ricorda comunque, a vantaggio di una maggior chiarezza di lettura della presente, che tale indagine interna, limitata peraltro al solo esercizio 2009, era articolata su precisi quesiti posti agli amministratori della Società, allo scopo di ottenere una risposta giustificativa. La presente relazione segue quella stessa falsariga.
I quesiti risultavano così articolati:
Scostamenti dagli indirizzi del C.C. del 29.04.04 (interventi non effettuati):
1. copertura totale dei costi per il supporto al Corso di laurea in Viticoltura ed Enologia;
2. subaffitto dell’attività agricola e di cantina sperimentali al Centro Ricerche Produzioni Vegetali,
3. subaffitto, a soggetti privati, dei terreni ed impianti residui;
4. riduzione del personale.
Difformità rispetto al business plan del 2009-2011 (con indicazione delle sopravvenienze passive):
1. contratto di acquisto di frutta sulla pianta con l’Azienda Agricola Le Cicogne (151.000 €, ottenuti dalla perdita di 106.000 € combinata con il mancato ricavo netto previsto di 45.000 €);
2. impatto sul bilancio della liquidazione di frutta e uva con riferimento all’annata 2008 (60.000 €);
3. mancata assegnazione del contributo regionale per l’espianto di 31 ha di vite (200.000 €);
4. interessi pagati alla banca di C.C. per cessione del credito vantato da CTF per l’escavazione della cassa di espansione fiume Senio (60.500 €);
5. Svalutazione totale della quota di partecipazione in Astra S.r.l. (40.000 €, ottenuti dalla differenza tra i 60.000 € svalutati in unica soluzione e i 20.000 € relativi alle tre annualità previste).
2. VALUTAZIONI DI CARATTERE GENERALE
Il risultato negativo della gestione di Terre Naldi non può essere ricondotto ad una semplice concomitanza di fattori negativi fortuiti e imprevedibili.
E’ vero che per l’economia agricola in generale persiste una fase negativa che non porta ad adeguate remunerazioni.
E’ altresì vero che un’attività diversificata come quella di Terre Naldi, che spazia dalla gestione aziendale al supporto ai corsi universitari, fino alla sperimentazione in campo agricolo ed enologico, non può essere gestita in termini di pura logica aziendale, venendosi a configurare in parte come azienda di servizio (non a caso è quasi integralmente a capitale pubblico).
Tuttavia, dall’esame della documentazione d’indagine elaborata dalla stessa Amministrazione Comunale nonché dall’esame delle voci di bilancio e dei documenti contabili, emergono vere e proprie superficialità, omissioni, scelte sbagliate e travisamento di ruoli tra Amministrazione comunale e amministrazione aziendale (come ad esempio nella ricollocazione dei dipendenti, nella contrattazione dei subaffitti o nella vendita di immobili). Una gestione siffatta non poteva non portare ai dissesti del 2008 e del 2009.
3. OSSERVAZIONI SULL’ESERCIZIO 2008
Come già detto, l’esercizio 2008 non risulta oggetto d’indagine da parte del Consiglio Comunale. Giova tuttavia fornire alcune valutazioni in merito, anche perché la relativa perdita di esercizio doveva suonare come un campanello d’allarme e suggerire quindi drastici provvedimenti finalizzati al successivo recupero, laddove invece il 2009 ha registrato una perdita ben più grave.
In cifra tonda la perdita di 235.000 € deriva per 200.000 € da minori ricavi e per 36.000 € da maggiori costi rispetto al piano di previsione iniziale.
Tra le voci più significative segnaliamo:
Ricavi
il mancato indennizzo di 260.000 € risulta in parte compensato da maggiori introiti, per 60.000 €, derivanti da vendite di prodotti e forniture di servizi.
Costi
In questo caso la dinamica degli scostamenti dalle previsioni risulta molto più articolata. Gli aumenti delle varie voci di costo afferenti al personale risultano abbondantemente compensati da un minor gettito per Ires e Irap nonché dalla drastica riduzione della voce “compensi amministratori”. Non vengono invece integralmente compensate diverse altre voci di costo, le più significative delle quali riguardano la manutenzione macchinari, le sopravvenienze passive, oneri e costi vari, gli ammortamenti e i costi per diploma universitario.
4. OSSERVAZIONI SULL’ESERCIZIO 2009
Con riferimento alla stessa suddivisione di voci indicata dalla indagine interna, vengono di seguito evidenziati alcuni aspetti specifici delle criticità riscontrate, che secondo noi assumono un carattere di particolare gravità.
4.1. Per quanto riguarda
la copertura totale dei costi per il supporto al Corso di laurea in Viticoltura ed Enologia
(riferimento al quesito N. 1, relativo agli scostamenti dagli indirizzi del C.C. del 29.04.04, cioè agli interventi non effettuati), si osserva:
Sempre con riferimento al solo 2009, si richiama la perdita di 101.344 € ottenuta dalla differenza tra la somma di costi e servizi di 125.344 € e il rimborso da Università di 24.000 €. Tenuto conto del contributo pubblico preordinato di 79.990 € (70.000 dal Comune e 9.990 dalla Provincia), emerge comunque una perdita aziendale di oltre 21.000 €.
Si nota per inciso che già l’esercizio 2008 contemplava una perdita di € 107.714, data dalla differenza tra i costi vari di 137.714 € e il rimborso universitario di 30.000 €.
Tale situazione evidenzia una forte criticità nel processo autorizzativo delle spese, aggravata dalla mancata attuazione del piano di autolimitazione dei docenti.
Ma si impone anche un’altra considerazione. Atteso il fatto che il corso di laurea è un fiore all’occhiello per il lustro e il prestigio dell’Amministrazione, non può essere che il Comune debba ripianare le perdite a piè di lista, contribuendo nel contempo ad aggravare la gestione più generale dell’Azienda Terre Naldi, che ne dovrebbe invece costituire il supporto.
Paradossalmente, sarebbe molto più semplice preventivare un congruo contributo all’Università, svincolandola dalla gestione Terre Naldi che dovrebbe viceversa costituire una sostanziale compensativa fonte di reddito.
4.2. Per quanto riguarda
il contratto di acquisto di frutta sulla pianta con l’Azienda Agricola Le Cicogne
l’impatto sul bilancio della liquidazione di frutta e uva con riferimento all’annata 2008
la mancata assegnazione del contributo regionale per l’espianto di 31 ha di vite
(riferimento ai quesiti N. 1, 2, 3 relativi alle difformità rispetto al business plan del 2009-2011, con indicazione delle sopravvenienze passive), si osserva:
Nell’esaminare gli estremi della documentazione relativa alla vicenda Terre Naldi, focalizziamo l’attenzione su di un aspetto molto significativo dell’intera vicenda: il contratto od accordo volontario fra le parti per la cessione di frutti pendenti.
Trattasi a nostro avviso di una palese anomalia in quanto il sottoscrivere un accordo con un’altra società agricola privata che fornisce impianti vecchi e malmessi, da parte di una società a capitale oramai totalmente pubblico, lascia aperti solenni dubbi sull’opportunità dell’operazione. Analizziamo comunque i dati relativi all’”affare”.
A fronte di un pagamento di € 130.000 per raccogliere le produzioni di ha 8,1 di pescheto e nettarine, di ha 8,3 di susini, di ha 0,40 di kaki e di ha 19,6 di vigneto, si ricava una produzione lorda vendibile del valore di € 102.355 a fronte di costi ulteriori di € 99.933, per un totale costi di € 219.329, con una perdita desunta di circa € 116.974, previo arrotondamento dei decimali per difetto.
Il dato interessante è relativo alla produzione per ettaro.
Dai dati in nostro possesso, la produzione di susine si è aggirata sui 120 ql. per ha, quella delle pesche e nettarine sui 74 ql. per ha, quella dei kaki sui 502 ql. per ha, quella del vigneto sui 195 ql. per ha.
Risultano quindi confacenti alla norma solo le produzioni di uva e kaki mentre risultano inspiegabili le scarsissime produzioni di pesche - nettarine e susine che si attestano normalmente su 250/300 ql. per ha ed oltre, per molte varietà.
Altro dato significato dell’avventatezza dell’affare è la scarsa qualità della produzione di uva. Nonostante la zona di Celle ove è ubicata l’azienda sia vocata a buone produzioni viticole, i conferimenti relativi sono di scarsa qualità con parametri talmente bassi da rendere difficilmente commerciabile la produzione conferita. Il risultato economico è ovviamente scadente: anche sommando gli introiti derivati dalla riscossione di una polizza assicurativa per lavori male eseguiti si arriva ad un prezzo per ql. uva di € 16,50 circa, non in linea con le liquidazioni medie che si sono attestate attorno agli € 20 circa anche per le uve di pianura.
Un accordo sballato quindi, che ha arrecato un danno di ben € 117.000 circa alla gestione di Terre Naldi e quindi alle casse comunali, incomprensibile ed incompatibile con la corretta ed oculata gestione dei beni e del denaro pubblico.
Non comprensibile poi la leggerezza con cui sono stati messi a bilancio gli eventuali proventi derivati da fondi regionali per i premi di abbattimento di una trentina di ettari di vigneto nell’azienda Naldi senza avere alcuna certezza della riscossione.
5. CONCLUSIONI
La domanda finale è: a Terre Naldi sono stati tanto sprovveduti da non capire e vedere quello che facevano o sapevano perfettamente ove si andava a parare con previsioni azzardate e lavori mal eseguiti in impianti obsoleti ? la risposta non ci compete.
Non è ovviamente compito nostro rilevare eventuali atti dolosi o perseguibili per legge, noi dovremo semplicemente segnalare i fatti alle autorità competenti affinché, se lo riterranno, si proceda a termini di legge .
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